La news del momento è un grande concorso.
L’Ordine della Toscana nella newsletter del 01 luglio scrive:
“Si è aperto ieri 30 giugno 2025 per la prima volta il concorso pubblico per l’assunzione di 979 psicologhe e psicologi nel sistema del welfare con l’inquadramento di funzionario psicologo . Un concorso nazionale a favore dell’inserimento di figure professionali tra cui gli psicologi negli Ambiti Territoriali Sociali (ATS).
Un passaggio storico per la professione , un grande risultato per la psicologia frutto del lavoro costante di questi ultimi anni del Gruppo di Lavoro Welfare e Sociale del CNOP di cui sono stata referente (chi scrive è Maria Antonietta Gulino) e che mi ha visto presentare le varie proposte ai diversi tavoli di discussione con le istituzioni competenti e con il MLPS (Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali) a cui ho partecipazione.
Gli obiettivi di tali assunzioni saranno: fare prevenzione e intervenire precocemente per il benessere psicosociale di tutte le persone, dai minorenni, agli adulti, agli anziani, alle famiglie e a tutte le comunità e dove il lavoro di equipe multiprofessionale diventa fondamentale.”
Tralascio il fatto che nella stessa mail si pubblicizza un corso a pagamento su cui gli iscritti hanno il 10% di sconto per fare una riflessione più ampia.
La prima cosa che a me salta agli occhi è che si tratta di un concorso per un contratto a tempo pieno da 36 mesi… rispetto a questo mi chiedo che garanzia di continuità possa essere data sia alla popolazione che usufruirà di questo servizio che alle colleghe e colleghi che decideranno di partecipare.
Certo alla scadenza potrebbe essere rinnovato, tuttavia il dato preliminare è che non si tratta di una manovra strutturale, ma di una manovra spot.
La seconda questione ad essa collegata seppur meno evidente è che il compenso previsto per tale attività è di 23.212 euro lordi all’anno, che corrispondono a circa 1.930 euro lordi mensili, ovvero circa 1.600 euro netti al mese.
Se questo concorso fosse stato bandito dal Ministero sua sponte, senza la partecipazione attiva del CNOP, avrei pensato che si trattava del frutto di una politica ancora troppo poco attenta ai bisogni reali della cittadinanza e al tema della salute mentale in generale.
Una politica che non valorizza la nostra professione né l’impatto che può avere sulla società, ma che tutto sommato mostrava un cauto interesse e stava dando la possibilità di una “messa alla prova” attraverso un investimento morigerato con tempi contingentati.
Sapere però che tale posizione sia stata avallata e promossa dal CNOP che la rivendica come un successo mi pone un tema identitario.
Mi chiedo così se la nostra massima istituzione di rappresentanza identifichi la professione che svolgo con quel tipo di inquadramento, che vede un compenso orario di circa 11 euro.
Personalmente, lo trovo svilente e indecoroso, poco rispettoso dell’art 2 del nostro codice deontologico che parla di decoro, dignità e corretto esercizio della professione.
Naturalmente decoro e dignità, come ogni altra parola, sono contenitori, ognuno di noi li riempie dei contenuti che più sente affini, ma nel momento in cui l’istituzione è chiamata a dar conto di quei contenuti rappresentando la professione nella sua interezza, mi chiedo quale sia la distanza o la vicinanza che provo rispetto a tale rappresentazione.
Oggi, personalmente e in rappresentanza dell’Associazione che rappresento, provo una distanza.
Non sento che la pubblicazione di questo concorso sia un successo per la professione, lo vivo anzi come la certificazione di una immagine professionale che non mi corrisponde, come un qualcosa contro cui battersi.
Perché il nostro lavoro implica la formazione continua spesso molto costosa, implica supervisioni che ci paghiamo a caro prezzo, implica energie e capacità di ascolto, implica la capacità di mettersi continuamente in discussione personalmente e professionalmente, si tratta di una professione altamente specializzata che credo dovrebbe essere riconosciuta e retribuita al pari delle altre professioni con queste caratteristiche e in questo caso non lo è.
Per molti anni ci siamo accontentati di un ruolo subordinato rispetto alla professione medica, ci paghiamo da soli la specializzazione, i nostri tirocini non sono retribuiti, spesso la nostra figura non è valorizzata all’interno del sistema sanitario.
Credo che il CNOP dovrebbe svolgere azioni che vadano nella direzione della valorizzazione mentre il suo essere parte attiva e rivendicare come grande successo questo concorso ed il suo inquadramento, dal mio punto di vista vanno nella direzione diametralmente opposta.
Gioire delle briciole e stare con il cappello in mano rispetto ad una politica miope non è ciò che vorrei vedere da parte delle istituzioni che ci rappresentano, oggi, la “grandezza” di questo risultato, proprio non la sento.

