Nel dialogo “Politico”, Platone scrive che l’ arte del politico è “ἐπιμελεῖσθαι πάντων τῶν ἀνθρώπων”, cioè “avere cura di tutti gli uomini” (Politico, 276b).
Una cura che intreccia i fili diversi della comunità per costruire armonia, proprio come il tessitore che unisce fili opposti per creare un tessuto solido e bello.
Per poter realizzare tale armonia, occorre tenere conto di bisogni e desideri, ascoltare ed accogliere le problematiche emergenti ma anche tenere ben ferma la bussola del principio di realtà.
Oggi, a pochi giorni dal 23 Aprile (data del voto in CIG della riforma Enpap) la comunità è in agitazione.
A novembre 2025 il CDA Enpap ha iniziato a ipotizzare una riforma del sistema previdenziale che prevede un aumento graduale di un punto percentuale ogni anno fino ad arrivare al 15% del contributo soggettivo obbligatorio e di un passaggio dall’attuale 2% al 4% del contributo integrativo da poter riversare direttamente sui montanti.
Tali aumenti hanno l’obiettivo di passare dall’attuale 20% del tasso di sostituzione al 50%.
Nella pratica significa che con l’attuale contribuzione obbligatoria la pensione sarà costituita dal 20% del nostro attuale stipendio, mentre l’obiettivo è andare in pensione con il 50%.
Proviamo a fronte di ciò, ad individuare i fili di questa vicenda.
Il primo: Agire per Enpap
A fronte della proposta, i consiglieri di Agire per Enpap, attualmente 16 al CIG e 1 nel CDA, ne parlano tra loro, nicchiano, propongono di fare una campagna informativa prima di arrivare alle votazioni, ma, nei fatti, non ne parlano con la comunità professionale fino a quando, a marzo, Mauro Grimoldi, eletto nel CIG con Altrapsicologia, decide di lasciare l’associazione che aveva contribuito a fondare e di cominciare una personale campagna di opposizione alla riforma.
Lancia una petizione raccogliendo a quanto pare 3500 firme e attraverso un webinar condivide le proprie posizioni che riassumerei nel concetto: salvaguardiamo la nostra libertà individuale di gestire i nostri soldi per come riteniamo opportuno lasciando le cose come stanno.
Agire per Enpap segue la scia e lancia la propria petizione di contrarietà alla riforma, non perché la ritenga sbagliata, ma in quanto non preceduta da una una campagna di informazione e formazione sulla previdenza.
Tra novembre e marzo è importante dire che ENPAP mette a conoscenza delle proprie intenzioni di riforma, non solo tutti i consiglieri CIG di maggioranza e opposizione, ma anche le maggiori associazioni di categoria, noi, Metapsi, Aupi ed il CNOP, dunque tutti i Presidenti degli Ordini territoriali.
Perché nessuno di questi soggetti ritiene di mettere a conoscenza della comunità professionale le intenzioni di Enpap e del suo gruppo dirigente?
Posto che la nostra Cassa, come tutte le Casse previdenziali delle professioni non è tenuta a comunicare agli iscritti le proprie decisioni prima che siano approvate dai Ministeri competenti, io credo che la ragione sia che chi si occupa di previdenza da qualche anno… abbia alcune consapevolezze…
La prima è che si tratta di una riforma dolorosa quanto inevitabile per ottenere pensioni decorose che oggi non abbiamo e di cui spesso e giustamente ci lamentiamo.
La seconda è che si tratta di una riforma estremamente impopolare, difficilmente siamo felici di poter mettere via più soldi per la nostra pensione che non sappiamo se e quando potremo riscuotere, a fronte di mutui, spese per la formazione, per la professione, per i figli, per gli imprevisti della vita con cui abbiamo a che fare oggi.
La terza è che il miglior modo di porla alla totalità degli iscritti, sarebbe farlo tutti insieme, tutte le associazioni maggiormente rappresentative, tutte le istituzioni, per poter spiegare nel miglior modo possibile che il bene della comunità, di quella attuale, ma soprattutto di quella del futuro, di chi inizia oggi a lavorare e in pensione ci andrà nel 2070, è sovraordinato rispetto alle nostre singole situazioni, perché sebbene ognuno di noi abbia le proprie storie e peculiarità, Enpap ha il dovere di garantire il meglio per la collettività, di esercitare quella “epimeleia Koinè” e a volte questo interferisce con il bene del singolo.
Per tali ragioni io credo, tutti questi soggetti, portatori di visioni più o meno diverse, hanno provato a confrontare ed integrare tali visioni, prima di aprire un dibattito che coinvolgesse la comunità professionale nel suo insieme.
Non ha funzionato.
Ed è così che arriviamo ad oggi, Mauro Grimoldi fa esplodere la questione in modo sensazionalistico raccogliendo firme per un NO che lascerebbe inalterato il problema di pensioni non dignitose di cui mi chiedo se gli Ordini nella loro funzione protettiva del decoro non sarebbero chiamati ad un qualche intervento… Decoro professionale è tante cose… E’ decoroso avere colleghi che riscuotono 160 euro mensili di pensione?
Ce ne sono motivi certo, la cassa nasce nel 1994… ma… quale immagine diamo della categoria? Gli psicologi, professione d’ aiuto per eccellenza, professione nell’ immaginario collettivo volta alla cura e alla solidarietà, lascia quasi morire di fame i propri anziani. Siamo certi di voler essere questo? Siamo certi inoltre che sia quella l’ immagine che vogliamo dare all’ interno e all’ esterno della categoria e che questo non abbia una ricaduta negativa?
E a proposito degli Ordini, c’è chi ci fa sapere che i Presidenti degli Ordini in maggioranza dunque quelli che non sono di Altrapsicologia, faranno una riunione il 16 aprile con i consiglieri eletti di Agire per Enpap…
Ricapitolando: Agire per Enpap attualmente all’opposizione, sa della riforma, non coinvolge la comunità, si lamenta del fatto che la comunità non sia stata coinvolta, promulga una petizione per dire NO alla riforma e incontra i Presidenti CNOP di maggioranza in una riunione di cui non si conoscono gli obiettivi.
Naturalmente riguardo ad eventuali proposte alternative per risolvere la questione dell’adeguatezza delle pensioni: non pervenute.
Il secondo filo: AP
AP è in maggioranza in Enpap, dopo il boom di proteste organizza una serie di webinar sul tema.
Terzo filo: Enpap
Il dado è tratto, a fronte di ciò apre una rubrica tenuta dal presidente e dalla vicepresidente in cui poter fare domande sulla previdenza, gli stessi partecipano ad un webinar organizzato da Metapsi e nell’ultima newsletter propongono agli iscritti di rispondere a due domande sul desiderio:
“Quanto vorresti che fosse la tua pensione?”
E “a quale percentuale del tuo attuale reddito vorresti che corrispondesse?”
E proprio con queste due domande introdurrei il tema del principio del piacere.
A tutti noi credo, piacerebbe poter versare il meno possibile e al contempo avere una pensione che si avvicini il più possibile al nostro attuale reddito, ci piacerebbe inoltre che il nostro reddito fosse molto alto e anche avere la libertà di decidere come utilizzarlo, possibilmente in toto.
Tuttavia, sappiamo di non avere a disposizione tre desideri previdenziali e sappiamo che Enpap non è un buon genio della lampada, ma un Ente privato con funzioni pubbliche che deve rispettare l’art. 42 della Costituzione.
I soldi di ognuno di noi, che costituiranno il nostro montante, vengono trasformati in strumento di interesse collettivo.
L’ultimo filo, il più importante, è la comunità professionale.
Una comunità variegata, con esigenze diverse, i giovani che faticano a costruire un reddito professionale che consenta di vivere, i colleghi che lavorano sia come dipendenti che come liberi professionisti, i pensionati, i colleghi avvezzi a gestire i propri capitali e a masticare di investimenti e quelli che della previdenza non hanno voglia di occuparsi pur riguardandoli direttamente.
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Noi crediamo che una buona politica debba intrecciare tutti questi fili per creare armonia, stando nella realtà e abitando l’ epimeleia.

