Pochi giorni orsono è stato il compleanno della nostra norma istitutiva e si sono fatti grandi festeggiamenti un po’ ovunque, il CNOP, gli Ordini territoriali, l’AUPI, da più parti si è celebrato e festeggiato eppure…
Tra un brindisi e l’altro serpeggia un grande, enorme non detto, un vero elefante in salotto .
La 56/89 va modificata.
E’ stata una norma fortemente desiderata, frutto di un gigantesco lavoro di tessitura politica da parte dei “padri fondatori” a cui dovremmo essere tutti riconoscenti, ma… oggi è il momento i chiedersi: così per come è scritta, assolve ancora le sue funzioni?
La risposta pare essere di no anche se nessuno sembra volerlo dire in modo esplicito.
Aleggia il timore che chiedere una riforma rischi di riaprire un conflitto a mio avviso alquanto improbabile con i medici che potrebbero sottrarci la diagnosi.
Tuttavia che una riforma sia necessaria, non sono solo io a dirlo, sta scritto nei variegati recenti interventi della politica… sta nell’intervento (dal min. 2.57.53) della nostra Presidente in sede di audizione della Commissione Affari Sociali nell’ambito dell’esame del DDL recante delega al Governo in materia di Professioni Sanitarie che, nonostante parta dal presupposto di salvare l’impianto della norma, chiede la modifica dell’art.3.
Sta nell’intervento di AltraPsicologia che al minuto 3:07.00 chiede sostanzialmente la modifica dell’art. 12 comma 2 lettera a.
La ratio di questo articolo infatti è stata a suo tempo quella di prevedere come criterio che ogni Presidente di Regione avesse a disposizione un voto per poter esprimere la sua preferenza in sede di votazione delle cariche. Questo criterio sostanzialmente ha dato lo stesso peso di rappresentanza ad ogni regione, tuttavia si tratta di un criterio fortemente sbilanciato rispetto alla rappresentatività in quanto è indubbio che il Presidente della Basilicata rappresenti un numero di iscritti nettamente inferiore a quello del Lazio.
Ci sono inoltre molte altre variabili che avrebbero potuto essere prese in considerazione, per esempio il genere o l’età o l’anzianità professionale o ancora il campo di occupazione o il tipo di regime professionale. Studiare un meccanismo di voti ponderati per cui questi criteri vengano tutti presi in considerazione è una sfida complessa e al contempo estremamente attuale che necessiterebbe a mio avviso di un dibattito nella comunità professionale piuttosto che la presentazione di un emendamento alla legge di riforma delle professioni sanitarie.
E ancora sta nella necessità avvertita da più parti di definire meglio l’art. 1, mettendo qualche contenuto in più in quelle parole così nebulose e spiegando che sostegno è anche prendersi cura di pazienti sulla base delle competenze che si acquisiscono in molti modi e non solo attraverso le scuole di psicoterapia. E ancora aggiungere che comprende la possibilità di prescrivere la terapia senza passare dal medico.
Ma non sono solo questi i punti da revisionare a mio avviso, perché mi chiedo per esempio se la struttura regionale che ci siamo dati continui a mantenere le sue caratteristiche di rappresentanza o se non sia piuttosto giunto il momento di trasformare i nostri ordini regionali in ordini provinciali i cui Presidenti eleggano il CNOP come accade per i medici.
Questo consentirebbe una maggiore vicinanza degli ordini al territorio e maggiori possibilità di dedizione alla politica nazionale da parte delle maggiori cariche che dovrebbero gestire al contempo un Ordine Provinciale meno impegnativo rispetto ad un Ordine Regionale.
Si tratterebbe dunque di una modifica dell’art. 5 e dell’art. 6.
Altro articolo che a mio avviso necessita di modifica è il 26, almeno al comma 5, qui si prevede infatti che le sanzioni deontologiche debbano essere impugnate direttamente presso un Tribunale che per ovvie ragioni non ha competenze in materia deontologia, invece che, come avviene per esempio per gli avvocati, avere un organismo intermedio a livello nazionale presso cui poter ricorrere o come avviene per altre professioni sanitarie che possono ricorrere alla Commissione Centrale per gli Esercenti le Professioni Sanitarie (CCEPS).
Ecco io credo che questo sia il momento per cominciare a nominarlo l’elefante parlarne apertamente e strutturare un processo che si muova in questa direzione con azioni conseguenti piuttosto che cercare di aggirare l’ostacolo attraverso emendamenti della legge di riforma delle professioni sanitarie che possono mettere forse qualche cerotto senza affrontare il tema centrale.

