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Home » Approfondimenti » Politica Professionale » DDL Valditara: gli psicologi tra tabù e conflitti interni

DDL Valditara: gli psicologi tra tabù e conflitti interni

21/10/2025 scritto da Jessica Ciofi
Smiling teacher assisting young girl with assignment at school desk in classroom.

In questi giorni c’è stata una alzata di scudi nei confronti del DDL 2423 meglio conosciuto come DDL Valditara che, stando a quanto riportano varie testate giornalistiche, vieterebbe l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole.

Rispetto a tale divieto reagiscono tempestivamente i nove Ordini gestiti da AP con un comunicato stampa chiedendo di essere auditi dal Ministro… cosa che mi pare assai improbabile che possa accadere.

A seguire il comunicato stampa del CNOP ci fa sapere che è stata mandata una lettera alla Presidenza del Consiglio e a vari Ministri (tra cui curiosamente non figura quello della Salute) in cui si ribadisce l’importanza dell’educazione sessuo-affettiva e del patto educativo di corresponsabilità tra scuola e famiglia.

Ora, rispetto a tutto ciò, mi sono presa un po’ di tempo per approfondire quanto stia accadendo e provare a dare qualche spunto di riflessione.

Un primo spunto è che né il DDL né l’emendamento Latini vietano l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole, ma richiamano alle linee guida nazionali che prevedono:

“Il piano triennale dell’offerta formativa assicura l’attuazione dei principi di pari opportunità promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l’educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni, al fine di informare e di sensibilizzare gli studenti, i docenti e i genitori sulle tematiche indicate dall’articolo 5, comma 2, del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 ottobre 2013, n. 119”

Se ne deduce che nelle scuole, in quelle di ogni ordine e grado, il PTOF dovrebbe di per sé prevedere tale tipo di educazione a cura dei docenti, tenendo già conto di quanto sia rilevante, come riportato ampiamente nelle stesse.

Dunque cosa vieta il DDL? Vieta il coinvolgimento di soggetti esterni alla scuola quando si trattano queste tematiche rivolgendole ai minori di 14 anni e sottopone tale coinvolgimento a consenso informato nelle scuole secondarie di secondo grado.

Rispetto a questo gli Ordini a guida AP chiedono perché non si faccia altrettanto con altre tematiche… Beh… che dire… il fatto che il sesso continui ad essere un tabù non è esattamente una novità, ma dubito che la cosa possa essere affrontata semplicemente negando le paure che questo tema scatena e di cui è frutto il DDL in questione che rappresenta sì una ideologia di destra che è attualmente al potere, ma anche le paure che sono diffuse nella società, tra i nostri pazienti e in larghe fasce della popolazione.

Se c’è infatti una qualche unanimità, anche popolare, rispetto all’importanza dell’educazione sessuo-affettiva, a cura dei docenti, c’è anche il timore e non solo a destra, che degli esterni, più o meno qualificati, possano portare nella scuola teorie specifiche e potenzialmente dannose per i bambini senza che i genitori ne siano a conoscenza.

Non credo che tale timore e il suo tentativo di normazione, pur tagliato con l’accetta, si possa semplicemente liquidare come “ritorno al medioevo”, credo invece che dovrebbe farci riflettere, interrogarci e portarci a trovare strategie comuni di comunicazione, con la politica e con la cittadinanza.

Dovrebbe portarci a mio avviso per esempio, a chiedere che gli interventi specifici su questa materia, all’opposto di quanto esprime il ddl, non vengano fatti da maestre e insegnanti dei vari gradi, ma da noi psicologi, perché, trattandosi appunto di materia delicata, su cui abbiamo competenze specifiche, siamo presumibilmente i professionisti più indicati.

Credo quindi, che invece di insorgere contro il DDL, sarebbe maggiormente opportuno ed efficacie interloquire in chiave propositiva, coinvolgendo tra gli altri, proprio il Ministro della Salute che della missiva del CNOP non è destinatario.

Una menzione particolare merita infine la politica interna.

Sull’importanza dell’educazione sessuo-affettiva fin dalla prima infanzia… credo che come psicologi… non possiamo che essere tutti d’accordo… mi chiedo quindi… possibile che neanche su qualcosa su cui siamo tutti d’accordo, riusciamo a presentarci in modo compatto alla politica e alla società?

Nove Ordini territoriali che chiedono un’audizione, mentre il CNOP a nome di tutti manda una lettera… Mi pare che ancora una volta si sia persa un’occasione di coesione, mettendo in primo piano le ragioni di partito rispetto a quelle della collettività… Peccato….

Categoria: Politica Professionale

Jessica Ciofi

Psicologa, Presidente di Professione & Solidarietà, dirigente del MO.P.I. Mi occupo di politica professionale con vari ruoli sin dal 1994 (ben prima della laurea) e di Ecm dal 2004 come consulente di vari provider.


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