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Home » Approfondimenti » Politica Professionale » Global Sumud Flotilla e psicologi: il volontariato è sempre buona cosa?

Global Sumud Flotilla e psicologi: il volontariato è sempre buona cosa?

02/09/2025 scritto da Jessica Ciofi

In questi giorni l’attenzione mediatica e quella di parte della categoria professionale è sull’iniziativa della Global Sumud Flotilla che con 50 imbarcazioni cariche di volontari provenienti da 44 diversi paesi e oltre 300 tonnellate di generi alimentari proverà a rompere l’assedio di Gaza.

Questa iniziativa, che come Professione & Solidarietà ci siamo sentiti di appoggiare insieme a molte colleghe e colleghi è indubbiamente sotto i riflettori e l’esserlo potrebbe fare la differenza per garantire l’incolumità di chi vi partecipa (il governo Israeliano ha fatto sapere che verranno trattati come terroristi), gli organizzatori si sono quindi impegnati molto già da mesi e continuano ad impegnarsi per garantire tale primo risultato.

In questo contesto viene diffuso ieri, primo settembre, un appello da parte del gruppo “Psicologi in rete”, associazione presieduta da Maria Antonietta Gulino, attuale Presidente del CNOP, a partecipare ad un “progetto di supporto psicologico per i volontari e le volontarie della *Global Sumud Flotilla* e i loro familiari”.

Questo il progetto che viene reso noto:

“Il progetto è aperto a psicologhe e psicologi di tutta Italia, con almeno 5 anni di esperienza clinica. La partecipazione è volontaria e gratuita. I colloqui si svolgeranno interamente online. Chiediamo una disponibilità di circa 2 ore settimanali. Se sei interessat* a dare il tuo contributo, inserisci i tuoi dati nel format a questo link entro e non oltre le ore 17 di mercoledì 3 Settembre* Le psicologhe e gli psicologi che aderiscono al progetto verranno inseriti nei turni secondo l’ordine di arrivo della loro disponibilità”.

Personalmente, pur apprezzando l’obiettivo di fondo, ho alcune perplessità che mi sento di sottoporre alla categoria.

La prima riguarda il fatto che a mio avviso un intervento con gli attivisti degli equipaggi che si stanno dirigendo in una zona di guerra e potrebbero andare incontro a veri e propri attacchi diretti così come alla prigionia o ad altre imprevedibili situazioni (ricordo per la cronaca che che la Freedom Flottilla nel 2010 è stata abbordata nelle acque internazionali dall’esercito israeliano e nello scontro sono morti 10 volontari), si configura come un intervento di pertinenza della psicologia dell’emergenza.

Da questo punto di vista, in una iniziativa che prevede di assoldare psicologi e che nasce “in casa” e viene sponsorizzata dalla Presidente del nostro Ordine, mi sarei potuta aspettare, se non una articolazione progettuale maggiormente dettagliata, almeno una selezione che prevedesse una formazione specifica in psicologia dell’emergenza piuttosto che la sola esperienza clinica di 5 anni.

Questo perché, sebbene siamo tutti tenuti al rispetto degli artt. 36 e 37 del nostro codice deontologico e dunque a non fare quanto esuli dalle nostre competenze, potrebbe accadere che uno psicologo clinico, vedendo questo come unico criterio di selezione e avendo tanta voglia di mettersi a disposizione, possa sottovalutare il contesto e si trovi ad operare suo malgrado in situazioni per le quali non è preparato.

Sebbene infatti si tratti di un intervento a distanza, potrebbe essere un contesto in cui la chiamata avviene da una nave, magari di notte, con nessuna privacy garantita, con reazioni inaspettate, con richieste che esulano dal mandato, in situazioni appunto emergenziali.

In questo contesto non solo la mancanza di formazione specifica potrebbe mettere a rischio il successo dell’intervento, ma potrebbe addirittura trasformarsi in un trauma per il collega che ne viene coinvolto.

Una “selezione” dunque sulla quale ho degli scetticismi, senza contare che, dato il ruolo ricoperto dagli organizzatori, ritengo potesse essere piuttosto agevole fare appello ai professionisti che già operano efficacemente in tal senso e che la stessa Protezione Civile allerta in casi di emergenza.

Il secondo punto sul quale sono dubbiosa è poi l’efficacia del progetto a prescindere dalla formazione degli psicologi coinvolti.

Rivolgere un progetto del genere a 500 attivisti e famiglie provenienti da 45 paesi diversi e dunque lingue diverse, significa a mio avviso, anche poter garantire un intervento nelle lingue diverse e se, con ogni probabilità molti parleranno inglese, non è detto che in un contesto emergenziale utilizzare una lingua che non è la propria sia efficacie… e… mi chiedo quanti colleghi siano in grado di fare terapia in turco piuttosto che in greco o in rumeno e così via… e al contempo non poterlo garantire ne fa un progetto che, a mio avviso, nasce male in partenza.

Infine, c’è una questione di tempistica, proporlo a navi partite, senza aver preso contatto con gli organizzatori, senza sapere chi siano i partecipanti, senza essersi messi in contatto magari con associazioni di psicologi nelle altre nazioni partecipanti, lo connota a mio avviso come un progetto “improvvisato” su cui, sebbene sia apprezzabile la buona volontà, rimango perplessa.

Detto tutto questo, se si trattasse di un progetto proposto da una qualche associazione di volontariato nel nostro settore, in qualche modo comprenderei lo slancio, la voglia di fare anche a volte sottovalutando il contesto, ma trattandosi di una regia (sebbene in forma privata) da parte di chi rappresenta la professione intera, credo che l’improvvisazione e il non dare rilievo alla formazione specifica e professionale di una delle anime della professione sia piuttosto grave e non contribuisca in modo positivo alla nostra immagine.

Credo che il volontariato sia sempre apprezzabile in sé, ma se non è inserito in un progetto solido e professionale possa addirittura rischiare di procurare danni.

Categoria: Politica Professionale

Jessica Ciofi

Psicologa, Presidente di Professione & Solidarietà, dirigente del MO.P.I. Mi occupo di politica professionale con vari ruoli sin dal 1994 (ben prima della laurea) e di Ecm dal 2004 come consulente di vari provider.


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